Death of a Ladies’ Man.

Il 13 novembre del 1977 Leonard Cohen pubblicava il suo quinto album studio, chiamandolo “Death of a Ladies’ Man” (traducibile con “Morte di un Don Giovanni”) dove Leonard intendeva dire che l’epoca dei divertimenti spensierati con le donne era finita e iniziava una nuova vita, quella di padre, che gli apriva prospettive completamente differenti.  Leonard all’epoca era gia’ poeta (“Let Us Compare Mythologies” 1956 e “Flowers for Hitler” 1964), romanziere (“The Spice-Box of Earth” 1961, “The Favourite Game” 1963 e “Beautiful Losers” 1966) e cantautore di buona fama. Il suo grande rimorso era stato quello, nella sua fin li’ breve carriera di cantautore, di non essere ancora riuscito a sfondare nel mercato americano ma soprattutto in quello europeo.Proprio per questo motivo in occasione di quell’album scelse con grande sorpresa degli addetti ai lavori di collaborare con Phil Spector, famoso per essere l’inventore della tecnica del “Muro del Suono” e per aver collaborato coi Beatles nella realizzazione di Let it Be . Spector se da una parte era un genio innovatore,dall’altra era (ed è) un soggetto aggressivo e incontrollabile (è stato condannato nel 2009 a 19 anni per l’omicidio della modella Lana Clarckson). Infatti il disco non venne completato a causa dei forti dissidi tra Cohen e Spector. La tensione fu talmente alta che Spector cacciò Cohen dagli studi minacciandolo  con una pistola.Quello che poteva andare bene con le Ronettes o Tina Turner non era adatto a Cohen che ha sempre ritenuto quest’album la sua “pecora nera” e definendolo incompleto in quanto vennero date per buone registrazione che avevano bisogno di ancora molto lavoro.

Quasi per ironia della sorte esattamente 39 anni dopo quella prima morte (figurata) è sopraggiunta per il nativo di Montreal anche quella fisica.In mezzo tante cose.La conversione al buddismo e il ritiro assoluto dalle scene a Mount Baldy vicino a Los Angelese alla scuola del Maestro e amico Roshi che gli ha insegnato valori che per lui, nato e cresciuto ebreo, erano sconosciuti.

L’ultimo suo lavoro “You Want It Darker” è stato pubblicato nell’ottobre 2016 ed è un vero testamento in musica dell’autore che sembra fare il paio con “Blackstar” di Bowie.Anche in quell’occasione l’autore mori’ pochissimo tempo dopo aver pubblicato l’album.

In modo incredibilmente profetico (ma del resto un uomo sente quando sta per morire) Cohen nella titletrack canta con la sua voce profonda e erosa dal tempo “I’m ready, My Lord”. Tutto l’album è legato indissolubilmente alla morte e all’oscurarsi delle cose. La sua morte come quella dei molti altri che purtroppo questo terribile anno ci ha portato ha lasciato un forte senso di smarriemmto e quasi di alienazione,come se guardandosi intorno ci si accorgesse che dei veri e propri “Padri adottivi” ci avessero lasciato e non delle semplici figure dello spettacolo e dello show-business.

Ma,riflettendo,la cosa più terribile non è la morte di questi immensi artisti che il 2016 si è portato via  (Lenny,Bowie,Glenn Frey,Keith Emerson, Prince,Maurice White, Cohen) poichè il loro inestimabile contributo lo avevano dato e la loro esperienza era ormai stata assorbita e codificata dagli appassionati,quanto la assoluta mancanza del cosiddetto “ricambio generazionale” come se un’intera generazione (quella ’80/’90) fosse incapace di esprimersi se non tramite prodotti scadenti,che se da una parte vendono, dall’altra sono destinati a essere spazzati via da una nuova ventata,quasi fossero permeati di una terribile incomunicabilità.

Comunque addio Leonard, che la Terra ti sia lieve,noi che rimaniamo possiamo solo esserti grati per averci reso meno penosa l’esistenza.

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Tommy

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Critico di scienze, sport ed arti, critico di se stesso in quanto artista e critico che critica i critici. Che dire.... bisogna assolutamente conoscerlo.

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