Songs of Love and Hate.Quando la depressione diventa arte.

Vi sono momenti nella vita di alcuni uomini in cui tutto sembra diventare più difficile,più impervio in cui non ci si sente più padroni della propria vita ma inermi di fronte ad essa.A questa stato di prostrazione pressoché assoluta si accomuna solitamente il colore del nero,che è anche il colore dell’oblio.Non è quindi un caso che nel 1971 quando pubblica il suo nuovo album Cohen scelga una copertina caratterizzata dal colore nero con in risalto la sua faccia barbuta che spreme un sorriso amaro.Il terzo album del cantautore canadese (i primi due furono “Songs of Leonard Cohen” del 1967 e “Songs from a room”del 1969) è un cammino meraviglioso e poeticissimo negli abissi e nelle tenebre dell’animo umano (frase un po’ scontata ma sempre d’effetto).Cohen è impietoso cin se stesso,non si risparmia nulla,scruta il fondo della sua anima per mettersi a nudo e cantarlo pubblicamente.Il titolo e tutto l’album sono un continuo contrastarsi tra “forze positive”rappresentate dalle canzoni d’amore triste come i magistrali capolavori “Famous Blue Raincoat” e “Joan of Arc” e “forze negative “( che sono la maggior parte) rappresentate da opere di pura autoflagellazione come “Last year’s Man”e “Dress Rehearsal Rag”.Come in ogni disco di Cohen che si rispetti è ben presente l’aspetto religioso.Torna infatti in almeno due canzoni la figura di Giovanna d’Arco (Joan of Arc).Cohen però non dà mai l’idea di perdere il controllo di questa ricerca ma mantiene sempre una certa scientificità.La strumentazione come in tutti i suoi primi album è ridotta al minimo fatta eccezione che per la massiccia presenza dia echi contribuiscono a dare un tono di gravosità che caratterizza l’album.Molte delle canzoni sono difficilmente comprensibili con immediatezza in quanto Cohen si spiega più per immagini che per concetti.Un’ultima curiosità.Tutto l’album venne registrato al Columbia Studio A di Nashville tranne la penultima traccia dell’album “Sing Another Song,Boys” che venne registrata dal vivo il 31 agosto 1970 durante il leggendario concerto all’Isola di Wight.

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Tommy

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Critico di scienze, sport ed arti, critico di se stesso in quanto artista e critico che critica i critici. Che dire.... bisogna assolutamente conoscerlo.

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