Tanti auguri Maestro.

Roger Waters - Roma 26 luglio 2013

Lo scorso sei settembre Roger Waters ha spento settantatrè candeline. E’ difficile definire cosa sia esattamente l’inglese. Per alcuni, (compreso il sottoscritto), e’ un genio epocale discendente diretto dell’uomo di cromagnon, per altri un grande musicista, per altri ancora è semplicemente colui che ha spinto via dai Pink Floyd, il co-fondatore dei Floyd Syd Barrett, il geniale e controverso artista colto da schizofrenia che fu allontanato nel ’68 dal gruppo dopo l’uscita del primo lavoro della band: The Piper at the Gates of Dawn. Analizzando criticamente il fatto rimango comunque dell’idea che in quella parte del mondo in quegli anni dovesse accadere qualcosa di speciale, perchè in luogo di Barrett alla chitarra subentra David Gilmour, un altro che meriterebbe un discorso a parte. Impossibile decidere quale sia il lavoro migliore. Da Ummagumma (1969) (per metà registrato in studio e per l’altra metà dal vivo), a Meddle (1971), dalla dedica appassionata all’amico Barrett con Wish You Were Here (1975), con i Floyds sino alle opere diverse ma comunque apprezzabili da solista, come The Prons and Cons of Hitch Hiking (1984) e Amused to Death (1992). Ma due a mio avviso sono le opere che meglio rappresentano il suo spirito carismatico, nevrastenico e introspettivo fino al depressivo. Parlo di The Wall (1979) e The Final Cut (1983), due lavori che evidenziano la sofferenza e il rimorso per la perdita del padre, (morto nella battaglia di Azio del 1944 mentre combatteva nelle fila delle truppe angloamericane contro quella nazista), quando Roger aveva appena pochi mesi. Oltre alla memoria per il padre c’è anche molto altro in questi due album, come la critica disperata e quasi rotta dal pianto contro l’establishment gretto e spietato, come quello Capitalista e contro i politici che governano tirannicamente il Mondo (in “The Final Cut“) , o il difficile rapporto delle rock star con il pubblico e con il successo in “The Wall“. L’album del ’79 ha insita una sorta di critica dickensiana contro i metodi scolastici eccessivamente corporali e ancora inclini alle punizioni corporali. Queste sono solo invisibili parole rispetto a quello che rappresenta e ha rappresentato l’uomo di Great Bookham ma sono parole di una persona che ammira profondamente il Maestro e che li augura tanti, tanti altri anni su questo pianeta forse troppo mediocre per lui. Auguri Roger.

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Tommy

About Tommy

Critico di scienze, sport ed arti, critico di se stesso in quanto artista e critico che critica i critici. Che dire.... bisogna assolutamente conoscerlo.

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